LE FACOLTA’ EXTRASENSORIALI DI ANIMALI E PIANTE (terza parte)

L’idea di Goethe che esista una essenza spirituale dietro la forma materiale degli esseri viventi (e in un certo senso anche in quelli, almeno in apparenza, non viventi) fu consolidata da un  medico e professore di fisica all’Università di Lipsia, Gustav Theodor Fechner (1801-1887), autore di molti scritti sulle correnti elettriche e la percezione dei colori. Egli in seguito ai suoi esperimenti stava per perdere la vista, così che per tentare di recuperare l’acuità visiva  si ritirò per tre anni in quasi completa oscurità. Un mattino di primavera, intuendo di aver riacquistato la vista, uscì alla luce del giorno e passeggiando sulle rive di un fiume, riconobbe subito che i fiori e gli alberi che ivi  si trovavano erano dotati di due anime. “Mentre stavo presso l’acqua e osservavo un fiore -così scrisse- era come se vedessi l’anima levarsi dal fiore e, librandosi nella caligine, farsi più nitida, aleggiando intorno al fiore stesso”.0

Dalle sue osservazioni e riflessioni venne fuori “Nanna, o la vita-spirito delle piante” (1), pubblicato a Lipsia nel 1848; il libro, benchè causticamente respinto dai colleghi accademici, riscosse un vasto successo di pubblico e divenne così popolare che lo si continuò a stampare per molti anni. Nell’introduzione Fechner spiegava che il titolo lo aveva trovato quando, leggendo un’opera che trattava della mitologia germanica, apprese che Balder, dio della luce, aveva contemplato in segreto le grazie della principessa dei fiori, Nanna, mentre elle si bagnava in un  fiume: quando la naturale bellezza della dea fu esaltata dalla energia cosmica della quale Balder era signore, il cuore di lui, afferma la leggenda, ne fu trafitto e il connubio della Luce e dei Fiori divenne un risultato inevitabile.

L’interesse di Fechner per la vita spirituale delle piante lo trasformò da docente di fisica a docente di filosofia, disciplina nella quale ottenne una cattedra universitaria; tuttavia ancor prima di volgersi alla impensata sensibilità delle piante, Fechner si era dedicato ai problemi cosmici con il “Volumetto sulla vita dopo la morte”, che fu pubblicato postumo, e con “Anatomia comparata degli angeli”. Nel “Volumetto” Fechner espose la sua convinzione che la vita umana fosse vissuta in tre fasi: una di sonno continuo, dal concepimento alla nascita; una di dormiveglia, che gli umani chiamano “vita terrestre”; e una di veglia completa, che comincia solo dopo la morte del corpo fisico. Nella “Anatomia comparata” delineò l’evoluzione della vita dagli organismi unicellulari fino agli esseri angelici superiori, di forma sferica e capaci di vedere la gravitazione universale come i comuni mortali percepiscono la luce, e di comunicare non con un  sistema acustico, ma attraverso simboli luminosi.

Anticipando l’opera dello scienziato indiano (per l’esattezza bengalese) Jagadish Chandra Bose (1858-1937), botanico e fisico, che condusse importantissimi studi sulla fisiologia vegetale (e della quale forse tratteremo in un prossimo articolo), Fechner giunse alla conclusione che se le piante hanno vita e anima, devono essere dotate di una sorta di sietema nervoso, celato forse nelle loro strane fibre a spirale. Slanciandosi oltre i limiti angusti della fisiologia accademica, egli parlò di “nervi spirituali” nell’Universo, dei quali un’espressione era costituita dalla connessione tra i corpi celesti, non con “lunghe funi”, ma un grande unico velo in cui si intrecciavano luce, gravità e forze ancora sconosciute.

L’animismo di Fechner, che gli valse le indignate critiche dei contemporanei, lo indusse a pubblicare, due anni dopo “Nanna”, un libro sulla teoria atomica, nel quale, molto prima della nascita della fisica nucleare, sostenne che gli atomi erano centri di energia pura e gli elementi inferiori di una gerarchia spirituale. Poi diede alle stampe “Zendavesta”, titolo ispirato dagli scritti sacri dei seguaci di Zarathustra, i quali sostenevano che il loro maestro avesse insegnato al popolo a coltivare le piante che costituiscono tuttora la fonte prima di nutrimento per l’umanità. L’opera e la dottrina di Fechner furono definite dal filosofo americano William James “un libro meraviglioso, scritto da un genio meraviglioso”. La sua filosofia, complessa e affascinante, conteneva concetti, come quello della “energia mentale”, che destarono acuto interesse in Sigmund Freud, e senza i quali, forse, l’edificio della psicanalisi non sarebbe mai sorto.

GLI ANIMALI POSSONO PREVEDERE I TERREMOTI?

Numerose testimonianze sembrano avvalorare la credenza che molti animali possano percepire che un grave pericolo, e in particolare un cataclisma o un disastro naturale, stia per abbattersi su di loro. Tuttavia la questione rimane controversa.

Nell’imminenza di un terremoto, nelle zone epicentrali dello stesso, gli animali domestici (cani, gatti, galline, mucche, ecc.) si mostrano spesso assai agitati ed irrequieti. Queste manifestazioni sarebbero da attribuire secondo alcuni a cause di tipo fisico, ovvero al fatto che gli animali sono dotati di una spiccata sensibilità ai fenomeni geomorfologici che precedono i terremoti (variazioni del campo magnetico terrestre, aumento dell’elettricità nel terreno e soprattutto nelle rocce, liberazione di gas – segnatamente il temibile radon- dalla crosta terrestre); per altri invece tale comportamento sarebbe causato da una vera e propria premonizione o precognizione di carattere paranormale.

In effetti è difficile stabilire con certezza la realtà di questo legame tra comportamento animale e terremoti, sia perchè le ragioni di nervosismo e di irrequietezza possono essere dovute a svariate cause, indipendenti dai terremoti, sia perchè le variazioni geomorfologiche di cui si è detto possono avvenire, pur se di rado, anche per effetto di processi diversi da quelli dei sommovimenti tellurici.helike

Le testimonianze del presentimento della distruzione incombente da parte dagli animali sono assai antiche: ad esempio, a quanto tramandano diversi storici e scrittori antichi, quali Strabone, Diodoro Siculo, Ovidio, Pausania e soprattutto Claudio Eliano (Perì Zoon Idiòtetos, XI, 19), molti animali, tra cui  Ratti, Serpenti e Furetti, furono visti abbandonare in massa la città greca di Helike, sita in Acaia, regione del Peloponneso settentrionale, cinque giorni prima che essa fosse colpita da un catastrofico terremoto che la distrusse completamente, -tanto che per secoli se ne persero le tracce-, in una tragica notte d’ìinverno del 373 a.C. (2) Lo stesso Claudio Eliano, inoltre, nella “Storia Varia” segnala che i topi hanno la facoltà di presentire il pericolo e si allontano in massa dagli edifici prossimi a crollare, o dai luoghi ove di solito dimorano nell’imminenza di disastri naturali.

In anni recenti su questo tema sono state effettuate osservazioni con criteri più scientifici, riguardanti in particolare Anfibi e Pesci. Secondo quanto riferisce uno studio di due anni fa, è stato osservato che cinque giorni prima del terremoto che sconvolse alcune aree dell’Abruzzo il 6 aprile 2009, i Rospi della zona dell’Aquila, la più colpita dal sisma, che in quel periodo, com’è costume della loro specie, stavano accudendo alle uova deposte dalle rispettive compagne, abbandonarono le loro sedi e si diedero alla fuga cercando scampo in luoghi più lontani e più elevati. La fuga precipitosa degli Anfibi fu osservata con profonda attenzione da una ricercatrice, Rachel Grant della “Open University” di Milton Keynes, che in quei giorni stava studiando le abitudini riproduttive dei rospi, onde accertare se esse siano, come sembra, in relazione con le fasi lunari e che si trovava a tal fine in un’area alla distanza di 74 km dall’epicentro del sisma. Le sue osservazioni furono poi riportate dal prestigioso “Journal of Zoology”.

Un episodio simile si era verificato l’anno precente in Cina, dove alcuni giorni prima che uno spaventoso terremoto il 12 maggio 2008 devastasse la provincia del Si-chuan, causando 10.000 morti, si videro migliaia di Rospi e altri Batraci abbandonare in massa l’area che sarebbe stata colpita dalla scossa tellurica.

I rospi del Si-chuan. in Cina, che fuggono per trovare scampo al terremoto nel 2008.

I rospi del Si-chuan, in Cina, che fuggono per trovare scampo al terremoto nel 2008.

Sempre in Cina, alcune settimane prima del terremoto disastroso che il 4 febbraio 1975 distrusse Hai-Cheng, città che sorgeva nei pressi della “Grande Muraglia”,  Rane e Serpenti uscirono dal letargo emergendo anzitempo dalle loro tane per abbandonare l’area dove abitualmente stazionavano e dirigersi verso luoghi per essi più sicuri. Ma non solo Anfibi e Rettili, anche i Gatti avevano mutato abitudini, cominciando a mostrarsi inspiegabilmente assai agitati Lo strano comportamento degli animali contribuì in modo determinante alla scelta di evacuare la popolazione della città 24 ore prima del sisma, limitando grandemente il numero delle vittime umane, che furono oltre un miligliaio, ma sarebbero state molte di più, forse 150.000 se non si fossero presi i provvedimenti suggeriti dalla fuga degli animali e dal altri segnali premonitori (variazioni delle falde acquifere, ecc.).

Secondo studi condotto da zoologi giapponesi i Pesci-gatti, animali che stanno di solito acquattati e quasi immobili nelle acque stagnanti, nell’imminenza dello scatenarsi di un terremoto si mostrerebbero insolitamente agitati, movendosi in continuazione, Ed in effetti i pesci, essendo dotati della cosiddetta “linea laterale”, una struttura che nel loro corpo corre dal capo alla coda sono sicuramente in grado di percepire anche le minime vibrazioni dell’acqua che li circonda ed è quindi probabile che essi avvertano le vibrazioni impercettibili che attraversano le acque, -così come la terra-, prima dell’arrivo delle scosse principali.

Il terremoto di magnitudine 5,8 che sconvolse le aree della costa orientale degli USA il 23 agosto 2011 ha fornito al “National Zoo” di Washington l’occasione per osservare il comportamento e le reazioni dei propri ospiti nella circostanza di un sommovimento tellurico e trarre quindi alcune conclusioni su un mistero scientifico nel quale ai fatti si mischia spesso la leggenda. Stando a quanto riferisce il “Washington Post” il 25 agosto di quell’anno, qualche minuto prima dell’arrivo del terremoto la gorilla Mandara ha comciato a lanciare grida di terrore; poi ha afferrato il suo piccolo scappando con lui sulla sommità di una struttura vicina, mentre altre due scimmie, un orango e un gorilla, avevano abbandonato prima del solito il loro pasto e si erano rifugiati nel luogo più alto che si trovasse nello spazio a loro disposizione.

Anche i 64 Fenicotteri sembravano aver capito che cosa stava per accadere e si sono raggruppati tra di loro manifestando ansia e inquietudine, mentre uno degli elefanti ha emesso un lungo e grave suono per avvertire gli altri due del pericolo imminente. “Gli animali sono molto più sensibili di noi all’ambiente che li circonda e non mi stupisce affatto che siano in grado di intuire questo genere di eventi naturali” commentò alora Brandie Smith, il curatore dello zoo.

Secondo attendibili testimonianze, molti animali mostrarono anomali comportamenti poco prima che si verificasse il catastrofico maremoto che il 26 dicembre 2004 colpì molte nazioni dell’Asia sud-orientale (e che giunse pure in Africa): in particolare sembra che gli Elefanti che nell’isola di Bali avrebbero dovuto trasportare i turisti per un’escursione sulla costa, presàghi della sciagura che stava per abbattersi sulla riva del mare, contravvenendo alla guida dei loro “kornak”, si siano diretti invece verso l’interno, nella speranza di sfuggire all’immane disastro che avevano percepito. Inoltre fu rilevato, e riportato dalla stampa, che sebbene le foreste delle zone flagellate dallo “tsunami” siano state devastate per un largo tratto dal mare all’interno, non furono trovati, o quanto meno in misura alquanto ridotta, cadaveri di animali selvatici, dal che si dedusse che dovevano aver presentito l’arrivo del cataclisma ed essersi quindi posti in salvo.

Un ricercatore dell’Università di Pisa, Roberto Santacroce, nel 2009 ha riassunto i comportamenti “anomali” mostrati dagli animali prima di un terremoto in una tabella da lui elaborata, che prende in considerazione da un lato la distanza dalla zona di massima intensità del sisma, dall’area epicentrale ad oltre 250 km dall’epicentro, e dall’altro l’intervallo di tempo che separa il manifestarsi del nervosismo o dei comportamenti insoliti dall’evento tellurico, da alcune settimane, a uno o due minuti. Da questa tabella si rileva che sarebbero soprattutto Pesci, Serpenti e Topi a mostrare la massima sensibilità ai terremoti, dato che li prevedono sia alla più notevoli distanze, sia con il più largo anticipo -cioè fin da settimane prima-; a seguire nella graduatoria troviamo Cani, Cavalli, Galline e altri volatili da cortile; e infine Gatti, Bovini, Cervi e diversi altri animali.

Secondo alcuni studiosi, e in particolare la geologa statunitense Susan Hough, quando gli animali manifestano nervosismo, agitazione e altri strani comportamenti (quali fughe improvvise, grida, ecc.) solo poco prima dell’inizio del terremoto -da pochi secondi a uno-due minuti-, il fenomeno sarebbe da attribuirsi alle “onde P” (ovvero “onde primarie”): gli eventi sismici infatti generano due tipi di onde: il primo tipo è l’onda primaria (“onda P”), relativamente breve e veloce, che si muove lungo un asse orizzontale, di solito non avvertita dagli umani; l’altro tipo, che segue il precedente, e scatena il vero e proprio terremoto, è la ben più potente onda secondaria (“onda S”), che scuote il suolo in modo più o meno violento.

Se invece le anomalie nel comportamento cominiciano diversi minuti, ore, giorni prima allora sono dovuti ad altri fenomeni per ora sconosciuti. Ad esempio, gli spostamenti di masse rocciose ferrifere nel sottosuolo potrebbero modificare, sia pure in misura ridotta, l’entità del campo magnetico locale; ed è ben noto che molti animali, -in particolar modo pesci ed uccelli migratori-, si orientano seguendo le linee di forza del campo magnetico terrestre: sarebbe questa, secondo alcuni, la ragione che indurrebbe molti Bovini a spostarsi in direzione Nord-Sud, la stessa del campo di forze geomagnetico. Anche gli elettrodotti e le linee di alta tensione producono campi elettromegntici a bassa frequenza in grado di interrompere la continutà del campo geomagnetico: sono stati fatti degli esperimenti che hanno mostrato gli effetti di questi campi sugli animali migratori.

Per quanto riguarda gli Anfibi, i quali, come abbiamo segnalato, spesso sono stati visti fuggire fin da alcuni giorni avanti il sopraggiungere delle distruzioni sismiche, le ipotesi che sono state avanzate è che essi siano stati avvertiti dai recettori geomagnetici che hanno sull’epidermide e dei quali si servono per orientarsi, oppure che abbiano percepito cambiamenti nella ionosfera, lo strato più alto dell’atmosfera, prodotti da gas o onde gravitazionali.

E’ certo che gli animali possiedono in genere sensi assai più sviluppati di quelli umani, che consentono loro di avvertire variazioni fisiche -di pressione atmosferica, di suoni, odori, ecc.-, che possono precedere e accompagnare i terremoti, come pure altri fenomeni naturali di grande intensità (tempeste, uragani, ecc.). E d’altra parte è innegabile, sebbene difficilmente dimostrabile con prove scientifiche, che essi possiedono quel famoso “sesto senso”, quella capacità di percepire la “vibrazioni” più sottili che avvolgono l’uminerso e delle quali gli eventi fisici sono per cosi dire la concretizzazione, che nell’uomo si è molto attenuato, quando non del tutto obliterato (forse perchè, baldanzosamente fiducioso nella propria capacità di controllo, ritiene di poterne fare a meno), sempre che non venga risvegliato attraverso processi di tipo psicologico o spiriituale.

Abbiamo visto all’inizio di questa trattazione (nella prima parte) come i Gabbiani presentirono con molte ore di anticipo il catastrofico scontro tra navi che sconvolse il porto di Halifax all’inizio del XX secolo, – e certamente non a causa delle “onde P” o di altri mutamenti geomorfologici-. Vorrei ora concludere la mia trattazione tornando ancora al bel libro di Renzo Baschera, -dal quale ho tratto alcuni egli episodi da me narrati-, dove l’autore parla della frenetica irrequietezza degli animali che precedette il terremoto avvenuto nel Friuli la sera del 6 maggio 1976, citando dei suoi ricordi personali.

Egli dice che in quel giorno funesto si stava dirigendo in treno verso Udine; nel suo scompartimento si trovava un signore il quale gli raccontò un episodio curioso. “Da due giorni” -disse il viaggiatore- “il mio cane è come impazzito: continua a mordere la catena e a ululare come fosse un lupo. L’altro giorno è anche riuscito a sfilarsi il collare e si è precipitato nella strada, abbaiando disperatamente e cercando di fermare la gente”. Il cane voleva senza dubbio dire qualcosa e avvertire gli umani distratti del pericolo che incombeva su di essi. Quel signore aveva cercato di dare una spiegazione allo strano comportamento del cane: “In Carnia -così disse- ci sono molti paesini che stanno slittando … Non vorrei che Moreno -questo era il nome del cane- preannunciasse una disgrazia…”.

Renzo Baschera prosegue raccontando come, giunto nella cittadina di Tricesimo, si imbattè in altri segnali premonitori dell’imminente sciagura captati dagli animali, il che fece aumentare la sua preoccupazione. Cominciò a compiere ricerche e potè così accertare che già nei giorni precedenti si erano verificati strani episodi. “Il mio cane” -dichiarò un’anziana signora- “ha abbaiato incessantemente tutta la notte, tanto che pensai che qualche estraneo si fosse avvicinato alla cuccia. Ma tutto era tranquillo; tuttavia l’animale continuava ad agitarsi e a latrare. Lo sciolsi dalla catena e si mise a correre, poi si gettò a terra e infine andò a zampettare davanti alle porte delle case, come se volesse far uscire la gente”. Un’altra donna disse che i numerosi uccelli che erano soliti posarsi sugli olmi davanti alla sua casa, da una settimana erano scomparsi. Altre persone avevano visto intere nidiate di topi abbandonare i fienili per rifugiarsi in aperta campagna, mentre i volatili da cortile giravano come in preda ad uno stato confusionale, in una specie di inconsueta giostra gallinacea.

Anche la madre dell’autore aggiunse alle testimonianze da lui raccolte una sua esperienza personale. Ella gli raccontò che un gatto randagio, al quale somministrava abitualmente del cibo, anzichè dirigersi verso la sua ciotola, cominciò a correre per l’orto, e poi si arrampicò sopra un pino, mettendosi a miagolare in modo pietoso.. Ecos’ dicendo gli indicò una macchia biancastra tra i rami dell’albero: era il gatto che si era accucciato tra le fronde, come se attendesse, o, per meglio dire, temesse qualcosa di terribile…

E quando nella serata le scosse sismiche cominciarono a susseguirsi, sconvolgendo la terra e seminando il terrore, non si udiva altro che un cupo, disperato ululare di cani; ma era ormai troppo tardi perchè la catastrofe si stava abbattendo con una violenza inaudita. Gli animali avevano cercato di far capire all’uomo che nell’aria stava avanzando il pericolo; ma l’uomo non sa più fermarsi per decifrare il linguaggio degli animali.

Note

1) ricordiamo che un nome molto simile, Inanna, aveva la dea sùmera, corrispondente all’Ishtar semitica, del rigoglio vegetativo della natura; e un altro nome simile, Nana, -forse derivato dalla precedente-, aveva la divinità anatolica figlia del fiume Sangario e madre di Attis, -divinità anch’essa legata al ciclo di rinnivamento della natura e poi alla rinascita, o alla vera nascita, spirituale dell’uomo-.

2) alcuni (ad es. lo scrittore A. Giovannini) hanno proposto questa antica città, e soprattutto la sua tragica fine, come una delle fonti della mitica Atlantide. Numerosi scavi, sia terrestri sia subacquei, sono stati condotti nel corso del 900 per riportare alla luce le rovine della città.