LA PASQUA DEGLI AGNELLI

Dell’ecatombe di agnellini che si fa in occasione delle festività pasquali abbiamo già parlato in un altro articolo apparso nel marzo 2013.

Purtroppo però il tema rimane di stretta attualità e, sebbene in Italia il consumo di carni ovine sia in lieve flessione (forse più per ridotte disponibilità economiche che per aumento della sensibilità e della coscienza degli umani), il massacro che continua a compiersi specie in certi periodi, e segnatamente in quello della principale festa cristiana, la Pasqua, è una orribile manifestazione di crudeltà e barbarie. Crudeltà e barbarie tanto più inammissibili in quanto avvengono in una ricorrenza religiosa, -pur non essendo di per sé elemento di valore religioso, ma che ha certamente uno stretto legame con un malinteso simbolismo cristiano (Gesù Cristo, “Agnus Dei qui tollit peccata mundi”, che si immola -per sua scelta e non per decisione altrui!- per la salvezza del mondo).11048683_10153218461348993_3438746785081783074_n

Per questa ragione tanto più grave è che per celebrare, e anzi rivivere un evento salvifico, si commettano vergognose nefandezze, delle quali è senza alcun dubbio responsabile anche la chiesa cattolica, che non ha mai speso nemmeno una parola per condannare questa atroce consuetudine e per quanto meno dissuadere i fedeli dal consumo di carni di cuccioli, -quali sono gli agnelli-, e di animali sottoposti a trattamenti assurdamente barbari e crudeli -quali ad esempio le oche e le anatre ingrassate a forza per ottenere il famigerato “patè de fois gras”-. E tutto questo perché? solo per soddisfare la gola, per assecondare la più crassa materialità! Come può un credente in una realtà spirituale, che dovrebbe sforzarsi di staccarsi dai piaceri e dai vizi terreni e soprattutto di non versare e non far versare sangue innocente, sentirsi a posto con la sua coscienza, sentirsi in “grazia di Dio”, essendo complice di tali misfatti o addirittura commettendoli in prima persona?

Purtroppo le stragi animali da “reddito” sono un terribile realtà durante tutto l’anno, ma è assai triste che si intensifichino proprio nella ricorrenza delle feste religiose, -come Natale e Pasqua- che, al contrario, dovrebbero essere un incentivo per elevarsi alla spiritualità e all’altruismo, sia pure in forma superficiale e momentanea (quando dovremmo “essere tutti più buoni”, come si suole affermare con melensa ipocrisia).1927817_72198338992_6460_n

A questo deve aggiungersi lo sfruttamento spietato degli animali che vengono allevati in orrende condizioni per ricavarne, in modo diretto o indiretto, vari prodotti impiegati nell’alimentazione o in altro modo.

Per quanto mi consta è sempre l’assassinio di un animale innocente è sempre un atto esecrabile e ingiusto, -quando non vi siano gravi ragioni per commetterlo (per difesa, evitare il diffondersi di epidemie, o anche per nutrirsene quando null’altro sia disponibile)-. Come riflettevo nell’articolo “LA STRAGE DEGLI INNOCENTI”, non è facile riuscire a rispettare e tutelare tutte le forme di vita, poiché qualunque “animale”, -uomo compreso- ( a differenza dei Vegetali, esseri autotrofi) è in qualche modo condannato a vivere a danno di altri esseri viventi, sia perché deve nutrirsene, sia perché le sue esigenze specifiche lo obbligano comunque a calpestare o limitare le esigenze di altri esseri; e dunque aspirare alla pratica comune e diffusa della “non violenza” dell'”Ahimsa”, per usare il termine sanscrito, con il quale è chiamato questo principio, considerato essenziale per l’evoluzione sviluppo spirituale nelle religioni di origine indiana e in particolare nel giainismo, nell’attuale fase di sviluppo (molto basso!) dell’umanità è un ideale utopico. Ma quando questo atto è aggravato dal fatto di essere rivolto contro animaletti in tenera età, dalle modalità crudeli, dall’essere preceduto da un regime di allevamento duro e assolutamente incompatibile con le esigenze biologiche ed etologiche dell’essere vivente, è motivato da esigenze del tutto inautentiche e innaturali, discutibili, come la gola, la vanità, l’osservanza di sciocche tradizioni, addirittura il divertimento, non ha alcuna giustificazione!!

Se nelle attuali condizioni delle società umane e del livello di coscienza della media degli individui (a parte piccole comunità di eletti) è forse un’aspirazione irrealizzabile eliminare del tutto lo sfruttamento degli animali e di tutti gli esseri viventi (quindi anche le piante) da parte dell’uomo, è certamente possibile ridurre e limitare tale sfruttamento. Limitazione che potrebbe e dovrebbe avvenire sia per quanto concerne le modalità di allevamento e di trasporto, onde renderli meno duri, brutali e incompatibili con la natura specifica e con la sensibilità degli animali stessi, sia nelle finalità, tali che solo motivazioni serie e importanti giustifichino il loro sacrificio, e non certo futili, o addirittura riprovevoli come quelle sopra elencate!1927817_72197868992_8635_n

E’ un vero obbrobrio sacrificare con incredibile efferatezza creature innocenti solo per ottenere carni tenere e presunte “prelibatezze” per sadici buongustai, per effettuare inutili esperimenti pseudoscientifici o per sollazzare un abbrutito pubblico umano con divertimenti di pessimo gusto come corride, spettacoli circensi, palii, ecc.! In tal senso dovrebbero intervenire le legislazioni (e in questo campo qualche provvedimento è stato preso, ma del tutto insufficiente e inadeguato); ma è evidente che un vero miglioramento del rapporto dell’uomo con gli Animali e la Natura in genere potrà avvenire solo attraverso una evoluzione della sensibilità e della coscienza che portino ad una profonda rivoluzione interiore, che induca a vedere gli altri esseri viventi non come inferiori, che avrebbero un valore soltanto se e un quanto possano servire all’uomo, ma come fratelli minori che l’umanità deve rispettare e amare.

Una “persona” in grado di sgozzare una tenera creaturina che bella pietosamente, -come pure di sparare a uccellino, praticare vivisezione, ecc.- non è altro che un volgare assassino! Ma oltre a questo le terribili condizioni in vengono detenuti miliardi di animali destinati a soddisfare le presunte esigenze e necessità umane, dai bovini alle galline, dai conigli ai suini, agli animali “da pelliccia”, in cui di solito vengono trasportati prima di terminare la loro breve e dolorosa esistenza tra inimmaginabili sofferenze dovrebbe essere un motivo più che sufficiente per qualunque essere umano degno di questo nome per rifiutare di essere complice di tanta atrocità e barbarie!!

26428_421741948992_8097080_n“Mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l’uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo mense  di corpi esanimi, diede altresì il nome di manicaretti e leccornie a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si movevano e vivevano” si chiedeva con giusta indignazione il filosofo e storico Plutarco di Cheronea (45-120 circa) (“De esu carnium”, discorso I), nella cui vasta opera compaiono tre dialoghi dove afferma la sensibilità e l’intelligenza degli Animali non umani e difende i loro diritti.

“La pietà per gli animali è talmente legata alla bontà del carattere che si può a colpo sicuro sostenere che un uomo crudele con gli animali non può essere un uomo buono” osservava giustamente Arthur Schopenhauer, -che ai diritti degli animali diede grande importanza nelle sue concezioni filosofiche-, in un suo aforisma; e sempre Schopenhauer aggiunge: “La pretesa assenza di diritti degli animali, il  pregiudizio che la nostra condotta verso di essi non rivesta importanza morale, che non esistano, come si suol dire, dei doveri verso le “bestie”: tutto ciò è di una ripugnante bassezza!”.

Anche Piero Martinetti, uno dei più grandi e sensibili filosofi italiani del ‘900, -oggi ingiustamente dimenticato-, che dedicò agli animali una parte notevole del suo pensiero, così si espresse:

“Anche gli animali sono capaci di moralità, di affetto, di riconoscenza; anch’essi godono e soffrono ed esprimono coi mezzi più suggestivi i sentimenti che essi provano: il dolore delle bestie perseguitate a morte, delle madri ferite che supplicano per i loro figli, ha qualche cosa di umano”; “Gli animali hanno una forma dell’intelligenza e della ragione, sono affini a noi, possiamo leggere nei loro occhi l’unità profonda che ad essi ci lega”.

E infine vorrei citare il poeta e filosofo svizzero Henry Frederic Amiel .”Se l’uomo fosse davvero buono e conforme al suo essere, sarebbe adorato dagli animali, di cui invece non è che il tiranno capriccioso e sanguinario”.

N.B: prossimamente mi riprometto di trattare il tema degli Animali, e della Natura in genere nella riflessione filosofica e teologica, nell’etica e nel diritto.

 

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