"Spesso il male di vivere ho incontrato…"; "La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo"; "Uno itinere non potest perveniri ad tam grande secretum"; "Sapientia sola libertas"

I REGNI DELLA NATURA – IL CERCHIO DELLA VITA E DELLA COSCIENZA (prima parte)

Le osservazioni e riflessioni contenute nel presente articolo mi sono state ispirate da un breve testo (del quale ignoro l’autore) nel quale si parla dei Regni della Natura e si esprime per mezzo di aforismi il legami di essi e degli esseri che ne fanno parte con l’uomo. Il testo, -che ho riassunto e modificato in lieve misura- è il seguente:

I REGNI CONOSCIUTI SONO: MINERALE, VEGETALE, ANIMALE E UMANO.

L’UOMO SI E’ ARROGATO IL DIRITTO DI ASSEGNARE A CIASCUNO UN POSTO PRECISO NELLA SCALA EVOLUTIVA.

MA CON QUALE DIRITTO SI GIUDICA QUELLO CHE NON SI COMPRENDE?

IL REGNO MINERALE NON VIENE CONSIDERATO IN QUANTO NON DOTATO DI VITA.

IL REGNO VEGETALE VIENE APPENA CONSIDERATO IN QUANTO DOTATO DI VITA, MA RITENUTO PRIVO DI ISTINTO E DI INTELLIGENZA.

IL REGNO ANIMALE VIEME CONSIDERATO IN QUANTO DOTATO DI VITA ISTINTIVA, E TALVOLTA DI INTELLIGENZA, MA INFERIORE A QUELLA UMANA.

IL REGNO UMANO SECONDO QUESTO MODO DI PENSARE E’ L’UNICO CHE CONTA: IN SUO NOME GLI ALTRI REGNI POSSONO ESSERE DISTRUTTI SENZA PORSI ALCUN PROBLEMA MORALE, POICHE’ IN ESSI NON ESISTEREBBE SPIRITUALITA’.

E’ GIUNTO IL MOMENTO IN CUI OCCORRE RESTUIRE IL GIUSTO POSTO AI REGNI CONOSCIUTI!

CIASCUN REGNO HA LA SUA COLLOCAZIONE PRECISA, MA NON E’ NE’ PIU’ IN ALTO NE’ PIU’ IN BASSO DEGLI ALTRI REGNI: ESSI SONO SEMPLICEMENTE DIVERSI PERCHE’ SI ESPRIMONO IN MANIERA DIFFERENTE.

QUAL E’ IL SEGNO DEL PENSIERO? LA STATITICITA’.

QUAL E’ IL SEGNO DELLA MATERIA? IL MOVIMENTO.

PIU’ UN REGNO POSSIEDE MOVIMENTO, PIU’ DEVE ESERCITARSI PER GIUNGERE ALLA STATICITA’.

PIU’ UN REGNO POSSIEDE STATICITA’, PIU’ ESSO TENDE ALLA NATURALE SPIRITUALITA’.

PER RIUSCIRE A COMPRENDERE LA REALTA’ DEI REGNI E’ INDISPENSABILE COMUNICARE CON LORO PER CAPIRNE LA DIFFERENZA, -O MEGLIO LA SPECIFICITA’-.

PER IL PERFETTO CONSEGUIMENTO DELLO STATO SPIRITUALE, OCCORRE FONDERE I QUATTRO REGNI PER ESSERE COSCIENTI DELLA LORO ESISTENZA.

Osservazioni:

1) a mio avviso l’istinto è una forma di intelligenza, un’intelligenza “inconscia” e che non si avvale dei procedimenti logici propri dell’intelletto.

2) per alcuni filosofi ed esoteristi -quali R. Steiner, H.P. Blavatsky, M. Heindel, e altri- anche i minerali hanno una forma elementare di coscienza e di spiritualità, per cui la “Vita” è presente in diversa misura in tutto quanto “è”, -e che appunto “è” in quanto in qualche modo partecipa dell'”essere universale”, che a sua volta si può identificare e/o considerare coscienza-, sebbene talora a livelli minimi.

3) la scienza positiva cerca di raccogliere dati, informazioni, nozioni sulla “realtà”, che poi vengono elaborati, interpretati e utilizzati per soddisfare in modo più o meno saggio (ma spesso senza alcuna saggezza) le esigenze pratiche dell’umanità (talora valide e legittime, talaltra no); ma non può “penetrare” nell'”essenza” delle cose, non può e non deve pretendere di arrivare a comprendere il significato dell’esistenza e del mondo, e scoprire la “Verità”.

ESSERE, VITA E COSCIENZA

Tutte le volte che, cominciamo a porre attenzione agli altri regni della Natura non possiamo fare a meno di rimanere sbalorditi dall’incredibile varietà di creature che si trovano  e vivono sul nostro pianeta. La diversità tra gli animali e le piante macroscopiche, visibili a occhio nudo, è enorme ed evidente anche al più distratto degli osservatori; ma allorché si prendano in considerazione gli esseri microscopici le differenze aumentano ancora. Ed è motivo di ammirazione e di stupore soprattutto la straordinaria ingegnosità con la quale la vita, ovvero il potente slancio che anima tutto l’Universo, è riuscita ad improsi e a prosperare negli ambenti più diversi, pure quelli che sembrerebbero incompatibili con l’esistenza di esseri viventi: in pratica non vi è ambiente sulla nostra Terra, anche quelli in apparenza più inospitali, dagli abissi oceanici ai ghiacciai artici, alle sorgenti termali che sia privo di qualche forma, ancorché elementare, di creatura vivente.

Per esempio, sul fondo degli oceani sono stati trovati i cosiddetti “black smokers”, crateri di natura idrotermale, generati dalla risalita di magma in seguito all’attività vulcanica sottomarina. L’acqua surriscaldata, ricca di minerali disciolti provenienti dalla crosta terrestre, sgorga nell’acqua fredda e scura delle profondità oceaniche. La luce del Sole qui non giunge, ma alcuni batteri sono riusciti ad evolversi in modo da poter convertire il calore, i composti solforosi e i gas, quali il metano, che fuoriescono dai “black smokers” in energia, mediante un processo chiamato “chemiosintesi”

Un "black smoker".
Un “black smoker” nelle profondità oceaniche.

. Forme di vita più complesse, come Molluschi e Pogonòfori, si nutrono di tali organismi unicellulari. Inoltre questi ultimi, che si trovano alla base della catena alimentare, in seguito alla loro attività biologica, depositano sali minerali intorno ai piccoli crateri dai quali fuoriescono l’acqua ed i gas, completando così il ciclo vitale.

Questa enorme varietà di creature, che desta meraviglia per le ammirevoli manifestazioni che ci offre, ineguagliabili anche per la mente umane più fervida e creativa, ci pone tuttavia una domanda: qual è il senso di questa diversità delle forme di vita sulla Terra? Perché l’evoluzione degli esseri viventi ha dato origine a un numero così elevato, pressoché astronomico, di specie?

Per l’uomo comune la questione sembra porsi in termini relativamente semplici: si distinguono animali, piante e minerali, e la distinzione gli appare chiara. Ma per lo scienziato, impegnato nello studio della Natura, e ancor più per il filosofo, che, facendo appello alle forze del suo ingegno e del suo spirito, tenta di decifrare il disegno celato nell’Universo e comprenderne il significato, non è così ed è necessario sforzarsi di penetrare più in profondità l’argomento, sebbene il percorso sia lungo e la meta probabilmente irraggiungibile.

La triplice divisione nei tre regni, minerale, vegetale e animale, venne definita nel XVIII secolo dal padre della tassonomia, lo scienziato svedese Carl von Linnè, detto Linneo, come livello superiore del suo sistema. La tassonomia è la scienza della classificazione degli enti naturali in vari tipi e sottotipi, e per il biologo che cerca di indagare il rapporto tra i diversi generi e specie di animali e piante è di certo uno strumento importante e insostituibile. Ma secondo quali criteri devono essere stabilite le distinzioni tra creature diverse e quindi la loro classificazione?

Linneo decise che l’elemento fondamentale e discriminante sulla base del quale costruire la sua teoria tassonomica era quello strutturale. Per fare un esempio semplice ma illuminante di come si applichi la sua teoria, una differenza importante tra un Marsupiale come un canguro o un koala e gli altri Mammiferi è che i primi sono dotati di una specie di tasca ventrale, detta appunto marsupio, nella quale i loro piccoli trascorrono il loro primo periodo di vita; esistono altre differenze tra i Marsupiali e i Placentati (ad esempio i Marsupiali hanno una temperatura corporea basale più bassa), ma la caratteristica più evidente e peculiare che li identifica come Marsupiali è proprio la presenza del marsupio e il fatto che i cuccioli, che escono dal grembo materno ancora immaturi, completano in esso la loro formazione corporea.

Tuttavia, a mano a mano che con il trascorrere del tempo, con l’avvento di strumenti scientifici più sviluppati  e l’esplorazione di nuove terre si scoprivano sempre più numerose specie di animali e di piante (la classificazione dei minerali cadde presto in disuso), la necessità imperativa di assegnare a ciascuna di esse un posto adeguato entro il sistema creato da Linneo, condusse a una sovrabbondanza di tipi, di classi, di ordini, di famiglie, che talora si sovrapponevano tra di essi e creavano una sorta di confusione, talchè spesso risultava difficile, ed anche controverso, trovare la giusta collocazione tassonomica delle specie da poco entrate nel novero delle conoscenze scientifiche.

Inoltre la pubblicazione del famoso saggio “Sull’origine delle specie” di Charles Darwin nel 1859 introdusse una prospettiva completamente nuova nel campo delle scienze biologiche sulle possibili relazioni esistenti tra i diversi generi di creature viventi. Quindi, sebbene tuttora in uso nelle sue linee principali, il sistema tassonomico di Linneo è stato integrato con un diverso schema interpretativo che considera non solo la struttura fisica generale, ma anche, e soprattutto, le affinità e le differenze genetiche tra le specie, e come esse si leghino tra di loro in termini evoluzionistici. Questo metodo per classificare le creature comporta l’impego di procedimenti lunghi e sofisticati e approfondite analisi del DNA e pertanto non è immediatamente comprensibile al grande pubblico. Questo tipo di approccio alla filogenesi degli esseri viventi non più essenzialmente strutturale, ma fondato in prevalenza sugli aspetti e le peculiarità genetiche dei singoli organismi ha portato ad alcune conclusioni sorprendenti, quali il dato ritenuto ormai acquisito che i Funghi siano collegati in modo più stretto agli Animali che alla Piante verdi.

I regni della Natura nello schema di Whittaker.
I regni della Natura nello schema di Whittaker.

I più recenti risultati delle ricerche biologiche hanno indotto gli scienziati a innovare la concezione di “Regni della Natura”, tanto che secondo la classificazione proposta dal biologo americano Robert Whittaker nel 1969 gli esseri viventi sarebbero distribuiti non più in due regni (tre se considera a parte il “regno umano”), bensì in cinque:

MONERE (che comprendono Alghe azzurre -dette pure Cianoficee, o Cianobatteri- e Batteri);

PROTISTI (che comprendono Alghe unicellulari e pluricellulari -rosse, brune e verdi- e Protozoi);

FUNGHI (o MICETI) -unicellulari e pluricellulari-,

PIANTE (o VEGETALI);

ANIMALI.

E’ dunque questa la “vera” versione dell’albero della vita? E se è davvero così, può servire realmente per riflettere su come dovrebbero essere intese le relazioni del genere umano  con gli altri regni della Natura?

Nella costruzione di uno schema classificatorio tanto complesso, non mancano di certo parecchie incertezze, come potrà confermare qualunque scienziato che si occupi delle ricerche in questo settore. La scienza è solita rivedere e rielaborare le proprie teorie alla luce dei nuovi dati ed elementi emersi dal progresso degli studi. Ma forse sarebbe più esatto dire che i modelli impostisi negli ultimi tempi sono risultati più utili a molti scienziati, perché più in sintonia con le loro osservazioni ed ipotesi rispetto all’ormai obsoleto sistema di Linneo: in altre parole potremmo dire che sono più adeguati ad esprimere i loro orientamenti attuali.

A questo proposito non possiamo fare a meno di osservare come le famose teorie sulla scienza, e sulla conoscenza, del filosofo Karl Popper, che si potrebbero riassumere nel “principio di falsificabilità”, sembrano rispecchiare queste posizioni. Nel pensiero di Popper una delle caratteristiche essenziali di una teoria o una dottrina scientifica è la sua “falsificabilità”, ovvero il fatto che, una volta formulata, essa possa essere profondamente modificata, o anche annullata del tutto nel suo impianto teorico, da ricerche, osservazioni e studi seguenti. Si potrebbe dunque a prima vista essere indotti a pensare che se una teoria scientifica è fatalmente destinata ad essere rivoluzionata o smentita da un’altra successiva, la quale a sua volta sarà modificata e contraddetta da nuovi dati o diverse interpretazioni, non si potrà mai giungere a conclusioni definitive, così che quella “conoscenza oggettiva”, che pure nei dizionari di un tempo veniva proposta come definizione di “scienza”, in realtà non esiste. Se ne potrebbe altresì concludere che la posizione di Popper sia una forma di scetticismo o di empiriocriticismo: la scienza ha un valore puramente relativo e una funzione essenzialmente pratica, sia per la sua utilità concreta, sia per conferire un certo grado di sistematicità alle cognizioni umane, che sarebbero altrimenti un coacervo incoerente, ma non ha un valore gnoseologico, non conduce alla “verità”. In realtà non è proprio così: il filosofo austriaco crede nel reale progresso della scienza, poiché nel suo cammino egli ravvisa un processo di avvicinamento al “vero”, anche se indefinito: le nuove dottrine sono migliori di quelle del passato, anche se forse l’uomo non giungerà mai alla totale comprensione dell’universo e neppure di sé stesso. Egli infatti si avvale dell’immagine della rete da pesca: le teorie scientifiche sono “reti” a maglie sempre più strette e che quindi possono catturare “prede” sempre più piccole, ma che di certo non riusciranno mai a trattenere l'”acqua”, cioè a decifrare l’essenza e il mistero dell’Universo, l'”essere in sé” nel quale tutti gli esseri particolari “nuotano”. Questa concezione epistemologica si può dunque considerare intermedia tra quelle materialistica e razionalistica, per la quale la realtà è riducibile solo a forme materiali e deterministiche, comprensibili alla mente umana, che funzionerebbe sulla base dei medesimi principi, e quella idealistica e soggettivistica, secondo cui le strutture della mente, che a loro volta sono profondamente influenzate da fattori psichici permanenti o contingenti, sono solo strumenti con le quali esse interpretano e “strutturano” una realtà esterna, la quale, ammesso esista davvero, è comunque nella sua intima essenza inconoscibile e impenetrabile alla mente umana.Chmí?í pampeli¨ky

Ora tuttavia tralasciamo per il momento l’importante problema gnoseologico: se sia possibile o meno un’autentica conoscenza, e se questa derivi dallo studio e dall’osservazione, se sia nelle cose o nella nostra coscienza, o ancora se lo studio sia un mezzo attraverso il quale giungere più che alla conoscenza del mondo esterno, della propria realtà interiore. Su di esso torneremo eventualmente in seguito.

Tornado ora al tema principale della nostra riflessione, è evidente che per la persona “normale”, -che non sia né scienziato, né filosofo-, è senza dubbio più utile, poiché più comprensibile, il “vecchio” sistema tassonomico di Linneo, in quanto “divide” e classifica gli enti della natura in un modo che appare in maggior accordo con il senso comune: per un osservatore profano l’immobilità delle piante e dei funghi (peraltro più apparente che reale, stante che pure codesti organismi compiono dei movimenti, per quanto lentissimi e quasi impercettibili) sembra essere un’affinità più importante che le somiglianze o differenze nel DNA.

Quando si voglia prendere in considerazione e riflettere sulla relazione dell’uomo con gli altri regni della Natura, affiora inevitabilmente un aspetto che è di capitale importanza per comprendere quale dovrebbe essere il nostro comportamento verso di essi, ovvero la questione dell’evoluzione. Come abbiamo visto la moderna scienza biologica ha concluso in modo definitivo che gli esseri umani e gli altri animali sono discesi da precedenti e più primitive forme di vita, mettendo quindi in evidenza la parentela dell’umanità con le altre forme di vita

Ma non tutti accettano questa teoria: la più conosciuta tra quelle che le si oppongono è la concezione, formulata sul fondamento di una fede religiosa, del “creazionismo”, ovvero che l’Universo e tutti gli esseri che lo compongono siano stati creati,- o direttamente o per il tramite di entità cosmiche intermedie-, da una divinità, e siano sempre rimasti immutati, almeno nelle loro strutture generali, e tali siano destinati  a rimanere. Spesso il corollario di questa dottrina è che tutti gli altri esseri viventi e non viventi, qualunque sia il loro grado di sviluppo, esistano solo per servire all’uomo e che egli ne possa disporre a sua totale discrezione, senza avere alcun obbligo morale verso di essi. Inutile aggiungere che tale modo di vedere giustifica il più spietato sfruttamento degli esseri viventi.

In effetti dobbiamo rilevare che già Aristotele nelle sue opere scientifiche (quali la “Storia degli Animali” e “Sulla generazione degli animali”) sostiene la tesi che ciascuna specie animale e vegetale, pur essendo stata creata separatamente, fosse soggetta a numerosi cambiamenti ad opera di un “principio di perfezionamento” di natura metafisica, per cui egli qualche modo cerca di conciliare la staticità della creazione con il dinamismo dell’evoluzione.

Ma concezioni che in qualche modo si potrebbero definire “evoluzionistiche”, -sebbene in senso ben diverso da quello darwiniano-, si possono riscontrare o sono implicite nelle filosofie di tipo panteistico, panpsichistico e transteistico, nelle quali è presente l’idea di uno sviluppo delle entità spirituali individuali e particolari, -le quali sono a loro volta una frazione dell’Essere eterno e assoluto-, attraverso molteplici incarnazioni terrene, con le quali esse potranno ritrovare la loro unità con il principio superiore dal quale provengono e divenire coscienti della loro identità con esso (per quanto tale processo sia di solito assai lungo e faticoso). Questa teoria si potrebbe definire peraltro “evoluzione della coscienza” più che della struttura corporea fisica; o per meglio dire, l’evoluzione fisica sarebbe solo una conseguenza e uno strumento dell’evoluzione spirituale, con la quale quest’ultima procura agli esseri, considerati in primo luogo entità spirituali, dei veicoli fisici, -oltre che psichici e mentali-, adatti al livello da loro raggiunto nel cammino spirituale verso la “redenzione”. Tale dottrina caratterizza vari sistemi filosofico-religiosi e mistici sia dell’Oriente sia dell’Occidente (orfici, pitagorici, gnostici, neoplatonici, seguaci della Qabbalah, ecc.; le religioni dell’Estremo Oriente in genere) e nell’800 e nel 900 riappare in Europa e in America in quegli scrittori e mistici che propugnano le idee teosofiche, -quali Helena Petrovna Blavatsky, Max Heindel, Rudolf Steiner, Alice Bailey, ecc. (ai quali abbiamo accennato in altri articoli, come quello sui continenti scomparsi tra mito e scienza)-46224_10151213186805688_469932183_n Questi ultimi assumono una posizione che si trova in certa maniera a metà, concordando con il creazionismo sul punto che la forma fisica umana non sia il prodotto evoluzionistico di animali esistiti in precedenza, ma ritenendo che la vita e la coscienza che dona energia a tale forma si sia evoluta attraverso i vari regni, compreso il regno minerale (per cui in pratica gli esseri umani attuali sarebbero stati in epoche remote simili agli animali attuali -ma non loro discendenti-, e in precedenza pure a piante e minerali, epoche nelle quali si trovarono in uno stadio di coscienza affine a quello in cui in ora si trovano gli altri esseri).

In effetti, non esiste alcun metodo o procedimento sicuro per accertare in quale modo la vita, -e a maggior ragione la coscienza-, sia emersa dai vortici dell’Universo, poiché le prove sono sepolte sotto enormi periodi di tempo; ed incertezze altrettanto grandi e rilevanti gravano sulle condizioni effettive che si sono verificate durante quei lunghi e remoti periodi, -tra le quali è da annoverare pure la possibilità che in un lontanissimo passato valessero leggi fisiche diverse dalle attuali-.

Negli scritti degli autori citati sopra viene enunciata una distinzione tra l’attività biologica della forma (quella che viene studiata dalle scienze naturali) e l’energia della Vita in sé, la quale, al pari dell’energia degli enti e dei fenomeni fisici inanimati (si noti peraltro che in tali concezioni filosofiche pure alle entità “inanimate” è attribuita una forma rudimentale di coscienza), non può essere né creata né distrutta. E’ il motore invisibile che alimenta tutta l’attività biologica, che si trasforma allorché quella che chiamiamo “vita biologica” venga a cessare. Ma in  fondo a noi basta affidarci alla potente intuizione che le misteriose energie della vita si possono percepire pulsanti in tutte le realtà nelle quali si manifesta e questo fatto da solo è sufficiente garanzia per sostenere un legame diretto e inscindibile di comunità tra i vari regni della Natura, quale che sia il modo in cui noi concepiamo la loro origine e il loro destino finale.

CONTINUA NELLA SECONDA PARTE

 

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